Yes, your Grace: com’è difficile essere Ned

Non è facile essere un Re. Figuriamoci un padre.

Insomma, se ci fosse un esercito in marcia verso il regno e il vostro vicino disponesse di una armata di mille uomini, esitereste a scambiare queste armate con vostra figlia? Anche se lei ha solo 14 anni e vivete in un’epoca fantasy medioevale in cui i diritti umani sono ancora un concetto sconosciuto? Per non parlare di tutti quei popolani, che ogni giorno si mettono in fila composti davanti al vostro trono, ognuno con le sue richieste specifiche, ognuno chiedendo di poter accedere alle risorse di cui disponete, che tra l’altro scarseggiano e non basteranno mai per le nuove fortificazioni di cui avete disperatamente bisogno.

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Fantasy all’etto: notizie sparse e consigli per gli acquisti

Aggiornamenti vari di questi giorni.
Inanzitutto, è uscita per Hachette Edizioni in edicola la raccolta dei romanzi di Dungeons & Dragons completa di tutte e 53 le opere finora tradotte in Italia ad ambientazione Forgotten Realms e Dragonlance.
In questo momento siamo a quota quattro uscite. Molti di questi romanzi li avevo già letti (ebbene sì, ci sono anche gli agghiaccianti romanzi di Elminster di Ed. Greenwood), ma è comunque un’occasione unica di avere tutti i libri in una edizione piacevolmente ordinata. Ne parlerò più approfonditamente più avanti, promesso, anche perché grazie a questa iniziativa editoriale mi sono approcciato per la prima volta alle Cronache di Raistlin (Dragonlance) di Margaret Weis e il mio unico commento è WOW. Non mi sarei mai aspettato di trovare una letteratura di tale qualità all’interno di romanzi dedicati ad ambientazioni per giochi di ruolo.

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Carcassone Junior, la recensione

Faccio una dovuta premessa: non sono un enorme conoscitore del gioco da tavolo. E’ una attività che pratico sporadicamente e sono pochi i titoli che davvero mi hanno appassionato. Di gran lunga, in materia ludica preferisco il gioco di ruolo o i videogiochi, come si sarà capito. Non posso comunque negare il fascino del board game, la sensazione di stupore nell’aprire la scatola, lo splendore degli elementi di gioco sparsi sul tavolo, il non luogo perfetto in cui scelte di design e artistiche trovano la loro massima espressione una volta disposti i componenti.

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Harry Potter e le nuove copertine di Salani Editore

In questi giorni non ho potuto fare a meno di imbattermi nelle varie polemiche legate alle copertine della nuova edizione di Harry Potter della scrittrice J. K. Rowling, edito in Italia da Salani Editore ed affidate per l’occasione all’architetto Michele De Lucchi.

Personalmente, essendo nella vita un designer ed un appassionato di letteratura fantastica, non potevo trattenermi dall’esprimere un parere.

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Baldur’s Gate III, la recensione dell’Early Access

Ci sono due cose che amo nella vita, tanto da spingermi a riaprire questo spazio solo per parlarne e dire la mia.

La prima è ovviamente Baldur’s Gate, la saga videoludica ambientata nei Forgotten Realms che più ha influenzato la mia vita da gamer, tanto da spingermi ad amministrare per svariati anni un server di gioco di Neverwinter Nights basato sulla medesima ambientazione.

Ne avevo parlato in questa serie di post:
Come imparai ad amare Baldur’s Gate

La seconda sono i Larian Studios. Divinity Original Sin mi fece gridare al miracolo, idem il suo successore DOS II, il perfetto connubio tra visuale isometrica e combattimento a turni, pur non essendo nulla di originale (Il primo Fallout infatti sfruttava la stessa meccanica già egregiamente rendendolo un titolo di inestimabile valore), qui raggiungeva vette altissime di giocabilità grazie alla possibilità di far interagire le proprie abilità con gli elementi dell’ambiente circostante per creare effetti inaspettati e gratificanti. Come potevo esimermi quindi dall’acquistare (ad occhi chiusi) l’accesso anticipato di questo Baldur’s Gate 3, prodotto proprio da Larian? Avrebbe rispettato le mie aspettative?

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La svastica sul Sole, Philip K. Dick

Se è vero che l’e-commerce sta lentamente uccidendo i piccoli negozianti, allora io e la mia famiglia possiamo tranquillamente considerarci dei serial killer.

Complice infatti il poco tempo libero a disposizione tra me e mia moglie, unito alla buona dose di offerte presenti online, non è raro che gran parte della nostra spesa quotidiana venga acquistata tramite le piattaforme di shopping telematico più diffuse. In cima a tutte ovviamente il colosso Amazon, del quale sono un fidato servitore, che mensilmente ha il compito di rifornire la mia abitazione di pannolini, ciucci, biberon, quadrotti in cotone e traversine per fasciatoio e cialde di caffè (solo quest’ultime sono per il sottoscritto, ci tengo a specificarlo prima che qualcuno chiami i servizi sociali).

Per i più smaliziati Amazon adotta inoltre un servizio a pagamento annuale, ovvero l’Amazon Prime, che offre svariati vantaggi a prezzo vantaggioso: a partire dalle spedizioni veloci, spazio di archiviazione, videogiochi gratis (servizio in collaborazione con Twitch attivo da pochi mesi) e una piattaforma di contenuti video in streaming nota come Prime Video.

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Paese d’Ottobre, Ray Bradbury

Ben ritrovati in questo spazio giunto al suo terzo mese di vita! Sto cercando di impormi una scaletta fissa che possa fare scopa con gli impegni della settimana e per il momento pare che la cosa stia funzionando.

Quindi le recensioni dei libri, che nella mia testa dovrebbero essere un po’ la forza motrice del blog, rimarranno esclusiva del weekend, mentre magari durante la settimana cercherò di pubblicare degli spezzoni più corti da dedicare alle considerazioni su quello a cui sto giocando, le serie che sto seguendo, i film o quant’altro.

L’invito a dare una mano per far crescere questo spazio rimane sempre valido! Quindi seguitemi, mettete il vostro “mi piace” e rebloggatemi: in cambio riceverete la mia profonda e sincera gratitudine! Dal mio canto, per farmi ripagare della vostra fiducia, metterò in palio ogni tanto dei titoli gratuiti per i miei followers, siano essi libri, videogiochi o quant’altro. Ad esempio, fino a domani sera chiunque volesse condividere un mio articolo potrebbe ricevere una copia per PC del videogioco Overwatch, ultra-premiato capolavoro della Blizzard!

Detto questo, siamo entrati ufficialmente nell’autunno e per prepararvi al meglio ad affrontare il ritorno del freddo non posso fare a meno di consigliarvi questa antologia di Ray Bradbury il cui nome non poteva essere più appropriato: Paese d’Ottobre.

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La Guardia dei Topi, David Petersen

Sono uno di quelli che non si scompone mai troppo di fronte alla dipartita di un proprio beniamino. Al contrario, ho sempre cercato di mantenere un dignitoso riserbo sul decesso di personaggi dei quali ho elogiato l’operato in vita, quasi avessi timore di andare a violare con la mia opinione una sorta di intimità riservata piuttosto alle persone che in vita gli erano state davvero vicine.

Avete presente quelli che quando muore un artista che amavano si fiondano sui social a scriverne il necrologio? Ecco, mi sono ripromesso di non essere mai uno di quelli (sento già il fiato sul collo di mia moglie in questo momento, la quale invece non riesce ad ascoltare i Linkin Park senza scoppiare in lacrime).

Ma anche io ammetto di aver infranto questa mia regola personale almeno una volta, e l’ho fatto quando è venuto a mancare Tony Wolf, lo scorso maggio.

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L’erede di Hastur, Marion Zimmer Bradley

Sono passati circa 22 anni da quando, abbandonato un periodo di otto anni di scuola  privata rigorosamente cattolica, convincevo i miei genitori ad iscrivermi ad una ben meno privilegiata scuola pubblica.

Avendo passato l’intera preadolescenza a contatto con la dura disciplina impartita in una scuola cattolica di Roma Nord, dentro tra le cui mura gli ideali tipici di una certa destra italiana erano ancora fortemente sentiti, venire catapultato nella fin troppo liberale routine di un liceo artistico statale del centro storico determinò per il sottoscritto una sorta di rinascita sia intellettuale che spirituale.

I miei genitori non erano certo entusiasti della mia scelta, ma dal mio canto potevo farmi forza dimostrando una evidente tendenza all’arte e alla creatività, tendenza che oggi mi ha portato a vantare il titolo di art director nell’azienda per la quale lavoro (termine fin troppo radical chic e che personalmente non sopporto, quindi se doveste chiedermi che lavoro faccio vi risponderò semplicemente che sono un banale grafico con più esperienza degli altri).

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