I Gioielli di Aptor, Samuel r. Delany

I Gioielli di Aptor (Samuel r. Delany, 1962), esce in Italia nel 1973 come primo titolo della Fantacollana Nord. Non si tratta solo di un ottimo romanzo quindi, ma anche una eccellente scelta come prima recensione di questo blog.
Personalmente l’ho recuperato solo recentemente, forse spinto dal bisogno di andare a colmare le (numerose) lacune nella mia collezione privata relativa a questa storica raccolta.

Paradossalmente, è un romanzo di fantascienza quello che la Nord sceglie come prima opera per lanciare la sua collana. A sua difesa si può a dire che all’epoca della pubblicazione in Italia (avvenuta un decennio dopo quella originale) la differenza tra generi fosse molto meno marcata rispetto ai tempi ordierni, e per dirla in parole povere, “tutto faceva brodo”.

Delany_Jewels-of-Aptor
I Gioielli di Aptor, copertina originale

 

Il libro, ambientato nella Terra del lontanissimo e post apocalittico futuro, vede come  protagonisti degli avventurieri di varia estrazione che vengono arruolati dalla sacerdotessa di Argo, per andare nella misteriosa isola di Aptor e liberare sua figlia, rapita dai seguaci del malvagio dio Hama; inoltre dovranno recuperare i gioielli che danno il titolo al libro, manufatti di enorme potenza, residuati tecnologici pre-olocausto, custoditi dai seguaci di Hama presso il loro tempio.

Dunque, nonostante l’ambientazione in cui la civiltà odierna è regredita a qualcosa di molto simile al medioevo, gli elementi del fantasy classico rimangono intatti, anticipando di svariati anni quello che farà poi Terry Brooks nel suo Ciclo di Shannara.

C’è prima di tutto la quest da portare a termine. Poi ci sono le insidie e le trappole incontrate durante il viaggio, qui rappresentate dal lascito di una civiltà altamente tecnologica che i protagonisti, data la loro scarsa conoscenza, descrivono ai loro occhi come elementi magici (un escamotage quest’ultimo che negli anni verrà ripreso da diversi autori, portandolo addirittura a livelli di ricercatezza quasi maniacale, come farà all’inizio degli anni 80 Gene Wolfe, con il suo Ciclo del Nuovo Sole).
C’è il party formato da elementi variegati (il poeta, il forzuto e il mutante telepate), ognuno con una sua specifica peculiarità (o classe, per dirla in termini gdrristici). Uno di essi per giunta rimarrà irrimediabilmente mutilato nel corso dell’opera, testimoniando come già dal suo esordio Delany (che ricordiamo essere uno scrittore di colore e gay) nutrisse una spiccata tendenza nei suoi romanzi a rendere i diversi protagonisti assoluti.

Il risultato è un romanzo semplice e lineare, pur non risparmiando di tanto in tanto riflessioni di natura religiosa e filosofica che nel complesso appaiono talmente ridotte all’osso da non spezzare eccessivamente la lettura di quella che è a tutti gli effetti una storia avventurosa tra le più classiche.

I-Gioielli-di-Aptor
I Gioielli di Aptor nell’edizione italiana della Fantacollana Nord

Ho trovato abbastanza fuorviante la copertina scelta per l’edizione Nord di Karel Thole (non che la prima edizione americana c’entrasse poi molto). Non so: dovrebbe rappresentare i mostri post-apocalittici di Aptor in teoria? A me ricorda invece il Parco di Bomarzo o qualcosa del genere. A parte questo , quello che rimane è comunque un libro godibile e non impegnativo, da consumare in massimo un paio di sere.

Si…ma al peso, quanto fa?
Per esprimere il mio giudizio finale ho deciso di affidarmi alla figura esperta e professionale dell’unico macellaio a cui sia rimasto affezionato dai tempi dell’infanzia, ovvero il Butcher di Diablo. I Gioielli di Aptor in questo caso se ne becca ben tre!

butcher

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