La Guardia dei Topi, David Petersen

Sono uno di quelli che non si scompone mai troppo di fronte alla dipartita di un proprio beniamino. Al contrario, ho sempre cercato di mantenere un dignitoso riserbo sul decesso di personaggi dei quali ho elogiato l’operato in vita, quasi avessi timore di andare a violare con la mia opinione una sorta di intimità riservata piuttosto alle persone che in vita gli erano state davvero vicine.

Avete presente quelli che quando muore un artista che amavano si fiondano sui social a scriverne il necrologio? Ecco, mi sono ripromesso di non essere mai uno di quelli (sento già il fiato sul collo di mia moglie in questo momento, la quale invece non riesce ad ascoltare i Linkin Park senza scoppiare in lacrime).

Ma anche io ammetto di aver infranto questa mia regola personale almeno una volta, e l’ho fatto quando è venuto a mancare Tony Wolf, lo scorso maggio.

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L’erede di Hastur, Marion Zimmer Bradley

Sono passati circa 22 anni da quando, abbandonato un periodo di otto anni di scuola  privata rigorosamente cattolica, convincevo i miei genitori ad iscrivermi ad una ben meno privilegiata scuola pubblica.

Avendo passato l’intera preadolescenza a contatto con la dura disciplina impartita in una scuola cattolica di Roma Nord, dentro tra le cui mura gli ideali tipici di una certa destra italiana erano ancora fortemente sentiti, venire catapultato nella fin troppo liberale routine di un liceo artistico statale del centro storico determinò per il sottoscritto una sorta di rinascita sia intellettuale che spirituale.

I miei genitori non erano certo entusiasti della mia scelta, ma dal mio canto potevo farmi forza dimostrando una evidente tendenza all’arte e alla creatività, tendenza che oggi mi ha portato a vantare il titolo di art director nell’azienda per la quale lavoro (termine fin troppo radical chic e che personalmente non sopporto, quindi se doveste chiedermi che lavoro faccio vi risponderò semplicemente che sono un banale grafico con più esperienza degli altri).

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Odd e il Gigante di Ghiaccio, Neil Gaiman

Se siamo stati creati con una mente in grado di fantasticare, deve pur esserci un motivo valido. Forse la fantasia non è un rifugio per scappare dalle sfide della vita, ma per  per aiutarci a digerire le realtà più dure. Non importa quanto l’esperienza di tutti i giorni ci spinga ad essere instancabili, competitivi, sempre al passo, il nostro cervello non è programmato per reggere ritmi di elaborazione costante dei dati: ogni singolo giorno della nostra esistenza, arriverà il momento in cui dovremo lasciare che esso si spenga, abbandonando ogni automatismo per lasciare che i pensieri fluiscano liberamente.

Vi capita mai dopo un’esperienza particolarmente stressante di sentire qualcuno consigliarvi di “dormirci su”? Non è soltanto un modo di dire.

Il mondo dei sogni è il meccanismo che il nostro terminale principale adopera per depurarsi e ricaricarsi. Lo stesso succede quando ci lasciamo andare alla fantasia; le reti neurali si allentano e il nostro pensiero vaga libero, il cervello rilascia endorfine e una sensazione di rilassamento ci invade.

Fuggire dalla realtà è un sistema per sopravvivere alle frustrazioni in cui questo contesto sociale ci immerge. Un rimedio che vale anche per il sottoscritto, e come tale il dosaggio di questa cura varia a seconda della gravità della situazione.

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La trilogia di Elminster, Ed Greenwood

Vi avevo lasciato nell’ultimo post raccontandovi di come a un certo punto della mia vita (gran parte di essa passata a nerdare davanti ad un PC) mi ritrovai ad amministrare uno shard ambientato nel mondo di Baldur’s Gate. La possibilità di crearsi un proprio universo virtuale sul quale ospitare amici e sconosciuti intenzionati a giocare di ruolo reciprocamente, rappresentava infatti il punto di forza del gioco Neverwinter Nights della BioWare.

Purtroppo, se da una parte era altamente gratificante interpretare i panni del Dungeon Master dando vita ad avventure straordinarie per i propri giocatori, bisognava pur sempre fare i conti con chi, reputandosi un esperto conoscitore dell’ambientazione, non perdeva occasione per puntare il dito contro e far notare tutte le mie disattenzioni e mancanze. sul tema. Ripensandoci oggi avrei potuto semplicemente fregarmene e continuare sulla mia strada, ma il dramma di essere una persona orgogliosa mi spinse a reagire facendo l’esatto contrario.

Era giunto il momento per me di imparare tutto il possibile dell’universo in cui si svolgono le vicende di Baldur’s Gate, ovvero l’ambientazione Forgotten Realms. Mission impossible? Abbastanza… e ora vi spiegherò il motivo.

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Come imparai ad amare Baldur’s Gate (parte 2)

Eccomi di ritorno dalle (poche) ferie per fare due chiacchiere su questo neonato blog. Sono passati soltanto 15 giorni dal mio ultimo articolo e nel frattempo sono invecchiato di un anno, ho mangiato per la prima volta una paella (e non mi è piaciuta) e il mio gatto, alla veneranda età di 18 anni, ha deciso che era arrivato il momento di separarci.

Nel frattempo la pausa estiva mi ha permesso di rilassarmi e raccogliere le idee su quello che voglio rappresenti questo spazio, per me stesso e per chi deciderà di dedicare un po’ del suo tempo alla lettura di queste pagine virtuali.  Ho capito che la scintilla primaria che ha portato alla nascita di Fantasy al Kilo non proveniva dal mio personalissimo vezzo di poter dire “ho un blog”, ma sopratutto dall’insoddisfazione generata dall’essere un consumatore abituale di un determinato genere narrativo, tanto da potermi considerare un quasi esperto, ma privo di una cerchia con cui poter condividere questa passione nella vita reale (a meno che non mi metta in ufficio ad elogiare Conan davanti ai miei colleghi, cosa che probabilmente mi porterebbe al licenziamento nella migliore delle ipotesi).

Detto ciò inanzi tutto voglio presentarmi. Sono Gianluca e oggi per la seconda volta vi parlerò di come sono diventato, negli anni, un profondo cultore dei gdr per PC, un percorso che nasce agli albori della diffusione del web nelle nostre case e continua perpetuo fino ad oggi, passando per diversi titoli che hanno definitivamente influenzato la mia passione per il fantasy sia virtuale che cartaceo.

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