La trilogia di Elminster, Ed Greenwood

Vi avevo lasciato nell’ultimo post raccontandovi di come a un certo punto della mia vita (gran parte di essa passata a nerdare davanti ad un PC) mi ritrovai ad amministrare uno shard ambientato nel mondo di Baldur’s Gate. La possibilità di crearsi un proprio universo virtuale sul quale ospitare amici e sconosciuti intenzionati a giocare di ruolo reciprocamente, rappresentava infatti il punto di forza del gioco Neverwinter Nights della BioWare.

Purtroppo, se da una parte era altamente gratificante interpretare i panni del Dungeon Master dando vita ad avventure straordinarie per i propri giocatori, bisognava pur sempre fare i conti con chi, reputandosi un esperto conoscitore dell’ambientazione, non perdeva occasione per puntare il dito contro e far notare tutte le mie disattenzioni e mancanze. sul tema. Ripensandoci oggi avrei potuto semplicemente fregarmene e continuare sulla mia strada, ma il dramma di essere una persona orgogliosa mi spinse a reagire facendo l’esatto contrario.

Era giunto il momento per me di imparare tutto il possibile dell’universo in cui si svolgono le vicende di Baldur’s Gate, ovvero l’ambientazione Forgotten Realms. Mission impossible? Abbastanza… e ora vi spiegherò il motivo.

Intanto partiamo dalle basi: immagino che tra di voi la maggior parte sappia ben poco di cosa sia il gioco di ruolo Dungeons & Dragons, quindi tanto meno conoscerete la sua principale ambientazione Forgotten Realms, i reami dimenticati creati dal signor Ed Greenwood.

Chi è costui? Ed Greenwood, autore di giochi canadese classe 1959, nel 1987 decise di creare di suo pugno una ambientazione di gioco di ruolo e dedicando la propria intera vita a questo progetto, ispirandosi liberamente al mondo de Il Signore degli Anelli di Tolkien, ricalcandone fedelmente i principali punti di forza, quali lo stampo medioevale, le razze fantastiche con tutte le loro usanze e linguaggi e la preponderante presenza della magia.

Detto così sembra poco… e invece no. Manco per niente. Negli ultimi 30 anni Greenwood infatti ha passato OGNI SINGOLO GIORNO della sua esistenza ad aggiungere caratteristiche e particolarità ai Forgotten Realms, plasmandone ogni singolo dettaglio con minuziosità da far venire il mal di testa a qualsiasi altro scrittore. Partendo dalla geografia del mondo, la sua storia anno per anno, i suoi continenti, le città, gli abitanti, le razze, le divinità, i mostri, le organizzazioni, le casate, la cosmologia, le usanze, le lingue, i personaggi storici, perfino le canzoni popolari e le opere letterarie. Non solo: quando il tempo non bastava a mettere su carta tutte le idee che gli frullavano per la testa, ne commissionava la scrittura ad altri autori suoi discepoli.

Non rendo bene l’idea? Ok, passiamo all’esempio concreto.

Questa è una mappa dei cinque continenti dei Reami: Faerun, Anchorome, Kara-Tur, Maztica e Zakhara.

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Questa invece è una mappa del Faerun, il continente di gran lunga più importante, in cui troviamo anche la città Baldur’s Gate e Neverwinter.

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Ora prendiamo un puntino minuscolo su questa mappa, ovvero la città di Waterdeep. La vedete (ovviamente no, perché appunto è un minuscolo puntino, ma io per sfizio ci ho messo una freccia). Ecco, per questo  puntino c’è UN MANUALE INTERO di ca. 200 pagine che ne racconta la storia dalla fondazione in maniera dettagliata e ne descrive ogni singolo anfratto, ogni negozio, ogni gilda cittadina, ogni personaggio illustre o meno.

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Non basta? Ok… prendiamo il Dragon Magazine (la rivista ufficiale di Dungeons & Dragons) numero 128 e troveremo un articolo di circa 6 pagine (con la solita mappa che allego) che descrive minuziosamente i dintorni della città di Waterdeep e i luoghi di interesse a pochi km da essa.

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Non  basta ancora? Sotto Waterdeep c’è un dungeon, chiamato Il Sottomonte… ALTRO MANUALE DA 200 PAGINE.

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Insomma, i Forgotten Realms sono un’opera di dimensione titanica, che supera di anni luce il lavoro di world building fatto dal signor Tolkien per Il Signore degli Anelli e i suoi altri romanzi ambientanti nello stesso universo. Se pensate che tutto il materiale che ho elencato sopra ha il solo compito di descrivere un pixel della mappa iniziale, capirete bene che i Reami sono decisamente impossibili da conoscere a menadito, a meno che non siate lo stesso Greenwood o che non abbiate intenzione di dedicare una vita intera al compito.

Nel 1994 Greenwood decise di approfondire alcuni aspetti della sua ambientazione calandosi nei panni del romanziere. Per la sua prima opera decise di raccontare la nascita del personaggio più iconico del mondo da lui creato, ovvero il mago (con la M maiuscola) dei Forgotten Realms. Come saprete, il mago è l’archetipo più classico che si possa trovare, punto fermo di ogni mondo fantasy degno di esser definito tale. Non importa che sia Gandalf, Silente, Sparviero, Allanon o Belgarath: questi nomi al loro interno racchiudono sempre e solo un singolo personaggio, che in questo caso è rappresentato da Elminster.

La Trilogia di Elminster, è composta da tre libri:

Elminster – la nascita di un mago: questo romanzo narra la nascita e l’infanzia di Elminster presso un piccolo villaggio chiamato Athalanthar. Il giovane, all’età di dodici anni, si trova a dover affrontare il dramma della morte del padre, ucciso da un mago in sella a un drago rosso. Elminster non tarda a scoprire che dietro questo omicidio su commissione c’è suo zio, intenzionato ad aprirsi la strada verso un titolo nobiliare che sarebbe spettato a suo padre.  Inizia così per lui una nuova esistenza, che lo vede sopravvivere per qualche tempo nei panni di ladro per poi iniziare un percorso di addestramento come chierico, durante il quale incontra la giovane Myriala e se ne innamora.

Elminster – il viaggio: in questo secondo romanzo Elminster comincia a vivere le prime criticità dell’esistenza da mago. Mandato dalla dea Mystra – che veglia su di lui e della quale è fidato seguace – presso il regno degli elfi di Comrathyr, Elminster non tarda a scoprire che la rivalità che queste creature vivono è qualcosa di davvero forte, come la rabbia davanti al pensiero che un non elfo possa imparare qualcosa della loro magia.

Elminster – la tentazione: in quest’ultimo romanzo della serie si vede Elminster impegnato nella fondazione degli Arpisti, una società segreta nata con l’obiettivo di combattere i tiranni.

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Copertina di Elminster, la nascita di un mago, Ed Greenwood, 1994, pubblicato in Italia da Armenia Edizioni nel 2000. 

Cosa possiamo dire di questi tre libri? Se i manuali di gioco e tutti gli approfondimenti a tema Forgotten Realms scritti da Ed Greenwood sono comunque una lettura piacevole e interessante, pur considerando sempre la mole di materiale, non si può dire lo stesso dei suoi tentativi di improvvisarsi scrittore di narrativa fantastica.

Sicuramente la scrittura è infatti il punto più debole della trilogia. Per quanto questa serie abbia rappresentato un passaggio fondamentale nella mia passione per i giochi di ruolo e indubbiamente ci sia affezionato, io stesso mi sono sforzato di portare al termine la lettura, più per sete di sapere che per altro.

Greenwood si rivela uno scrittore ancora acerbo e il suo stile è poco comprensibile, spesso scoordinato e totalmente privo di ritmo, tanto da far apparire la narrazione degli eventi scollegata tra un accadimento e l’altro.

Come se non bastasse, l’autore non perde mai l’occasione di inserire nella narrazione personaggi e nozioni di troppo, rivendicando così la sua tendenza naturale di scrittore proficuo di ambientazioni fantastiche, ma totalmente inutili ai fini della trama principale.

La traduzione fatta da Armenia Editore poi non gioca a favore dei romanzi: svetta la totale mancanza di affinità del traduttore al fantasy in generale (halfling tradotto in nanerottoli? ma anche no).

Certo, se siete appassionati dell’ambientazione Forgotten Realms e avete consumato i giochi di Baldur’s Gate fino a sviscerarne ogni singolo anfratto, vi farà gola la possibilità di scoprire alcuni altarini su la giovinezza del personaggio che più di chiunque incarna questo universo, scoprendo come l’anziano mago abbia nelle sue precedenti vite incarnato i ruoli più disparati,  passando dal ladro, al pirata, all’uomo di chiesa, al condottiero,  con un velato riferimento alle origini del ben più conosciuto Conan di Robert Howard, anch’esso un personaggio in grado di collezionare nel suo curriculum i ruoli più disparati.

Detto ciò, credo di esser arrivato alla fine di questa lunga dissertazione sul come mi sono appassionato negli anni al mondo dei giochi di ruolo e dal prossimo articolo vi assicuro che ricomincerò con le consuete recensioni singole. Che soddisfazione!

Intanto vi lascio con il voto de La Trilogia di Elminster, Ed Greenwood, pubblicato in Italia da Armenia.

Via al voto: Butcher, scelgo te!

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4 pensieri riguardo “La trilogia di Elminster, Ed Greenwood

  1. Avevo un conoscente che giocava ad un gioco di ruolo, “Last Chaos”. Io mi ero in cimentata tra Second Life, Smeet e Imvu che non c’entrano nulla ma erano l’unico svago. Gli altri erano troppo impegnativi per il mio piccolo cervello. Ho la trilogia de “Il Signore degli Anelli”. Non so se l’hai notata ma posso rimettertela in cima se ti manca e, nel frattempo, un Reblog e un bacio per esserti finalmente svegliato 🙂 ❤

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