Odd e il Gigante di Ghiaccio, Neil Gaiman

Se siamo stati creati con una mente in grado di fantasticare, deve pur esserci un motivo valido. Forse la fantasia non è un rifugio per scappare dalle sfide della vita, ma per  per aiutarci a digerire le realtà più dure. Non importa quanto l’esperienza di tutti i giorni ci spinga ad essere instancabili, competitivi, sempre al passo, il nostro cervello non è programmato per reggere ritmi di elaborazione costante dei dati: ogni singolo giorno della nostra esistenza, arriverà il momento in cui dovremo lasciare che esso si spenga, abbandonando ogni automatismo per lasciare che i pensieri fluiscano liberamente.

Vi capita mai dopo un’esperienza particolarmente stressante di sentire qualcuno consigliarvi di “dormirci su”? Non è soltanto un modo di dire.

Il mondo dei sogni è il meccanismo che il nostro terminale principale adopera per depurarsi e ricaricarsi. Lo stesso succede quando ci lasciamo andare alla fantasia; le reti neurali si allentano e il nostro pensiero vaga libero, il cervello rilascia endorfine e una sensazione di rilassamento ci invade.

Fuggire dalla realtà è un sistema per sopravvivere alle frustrazioni in cui questo contesto sociale ci immerge. Un rimedio che vale anche per il sottoscritto, e come tale il dosaggio di questa cura varia a seconda della gravità della situazione.

Leggere fantasy, guardarlo su uno schermo o giocarlo su un computer è il metodo che attualmente preferisco per aiutare me stesso a digerire questa realtà.

Mi rendo conto di come ultimamente i miei momenti di fuga all’interno di mondi fantastici siano esponenzialmente aumentati, complice una situazione lavorativa non del tutta rosea che mi sta portando non pochi grattacapi. Se da una parte nutro un certo amore per il mio lavoro (d’altronde posso permettermi il raro lusso in questo paese di svolgere la mansione per la quale ho studiato), dall’altro mi ritrovo incatenato ad un ambiente smaccatamente competitivo, in cui le scadenze quasi mai rispettano l’orario giornaliero contrattuale. A peggiorare le cose, la convivenza con dei datori di lavoro con  gran cuore per le loro tasche, ma con ben poco amore da offrire ai propri dipendenti e le loro rispettive famiglie.

Sono lontani i tempi in cui lasciavo che Karl Marx mi illudesse con i suoi nobili ideali di lavoro come auto-realizzazione individuale: oggi più che mai l’essenza di ciascun individuo mi appare ridotta al valore monetario che produce. In questo meccanismo, sin dalla prima infanzia, aspetti quali la competizione, il vincere, il trionfare sono diventati preponderanti (senza mai considerare l’aspetto morale o formativo della competizione, ovvero il divertimento nel mettersi alla prova).  Sempre più spesso noto come siano i genitori stessi i primi ad inculcare certe predisposizioni nel bagaglio dei propri figli. Fateci caso quando vi trovate a parlare con un genitore: nel 99% dei casi vi racconterà di come il proprio pargolo sia quello con i voti più alti della sua classe o, nel caso non sia proprio ‘sta cima, sarà campione di qualche disciplina sportiva.

Ricordo come anche io già in tenerissima età soffrissi di questa  determinata ansia da prestazione. All’epoca il mio rimedio era chiudere gli occhi e dedicare alcuni minuti, prima di addormentarmi nel letto, al viaggiare con la mente al di là dello spazio e del tempo, catapultandomi in un modo fatto di sogni e speranze in cui muovevo il mio onirico alter-ego.

Ecco, un consiglio che mi sento di dare a un genitore è proprio questo: allo stesso modo in cui condurrete per mano vostro figlio all’interno della realtà di tutti i giorni, aiutatelo a muovere i primi passi anche nel mondo della fantasia. Se non sapete come fare, le fiabe rappresentano lo strumento migliore per la crescita e la formazione morale del bambino, troppo spesso legato a messaggi distorti legati a videogiochi e programmi televisivi dal dubbio contenuto e dal format scontato.

Ce ne sono tantissime. Odd e il Gigante di Ghiaccio è una di queste.

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Odd e il Gigante di Ghiaccio, Neil Gaiman, Mondadori

Odd è un piccolo vichingo zoppo e orfano di padre. Un giorno, il ragazzo si imbatte in una volpe, un’aquila con un solo occhio e un orso rimasto incastrato sotto un albero. Dopo aver liberato l’orso, Odd viene seguito dagli animali alla sua capanna, dove si rende ben presto conto che la volpe, l’aquila e l’orso sono in grado di parlare. I tre, infatti, non sono realmente animali, ma divinità del Pantheon nordico: Odino (l’aquila), Thor (l’orso) e Loki (la volpe).

Esiliati dalla natia Asgard da un gigante di ghiaccio che con l’inganno si è impossessato del martello di Thor per conquistare la bella Freya, i tre cercheranno, con l’aiuto di Odd, di recuperare i propri poteri e impedire che Midgard, il regno degli uomini, soccomba in un inverno perenne.

La fiaba di Odd porta la firma di Neil Gaiman. Se per caso non lo conosceste, prima di affrontarlo sappiate solo che di fronte a voi troverete uno scrittore la cui immaginazione andrebbe dichiarata patrimonio dell’umanità.

I suoi romanzi (American Gods, Coraline, Stardust per citarne alcuni tra i più conosciuti) spaziano dalla narrativa per ragazzi, alla urban-fantasy, alla dark comedy pura. Ma Gaiman è anche un autore di fumetti dalle indiscusse capacità: il suo Sandman ad oggi è considerato uno dei punti più alti raggiunti da questa forma di espressione (ancora provo brividi estatici ogni volta che rileggo le conversazioni da Morfeo e Lucifero all’interno dell’episodio La stagione delle nebbie).

Caratterizzato da una scrittura particolarmente scorrevole, Odd è un libro da leggere tutto d’un fiato in  una serata in cui spegnere le sinapsi e lasciarsi trasportare nel regno delle fiabe come quelle di quando eravamo bambini. Comincia con “C’era una volta”, cosa volete di più?

Se questo non bastasse, l’edizione Mondadori vanta le stupende illustrazioni di Iacopo Bruno (dobbiamo dirlo senza esser tacciati di nazionalismo, più fascinosi di quelli di Brett Helquist presenti nell’edizione originale), dal tratto minimale e graffiante, perfettamente coese con il tono nordico della narrazione.

Anche il Butcher approva e vi lascia il suo giudizio.
Buonanotte bambini.

butcher4

 

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