Paese d’Ottobre, Ray Bradbury

Ben ritrovati in questo spazio giunto al suo terzo mese di vita! Sto cercando di impormi una scaletta fissa che possa fare scopa con gli impegni della settimana e per il momento pare che la cosa stia funzionando.

Quindi le recensioni dei libri, che nella mia testa dovrebbero essere un po’ la forza motrice del blog, rimarranno esclusiva del weekend, mentre magari durante la settimana cercherò di pubblicare degli spezzoni più corti da dedicare alle considerazioni su quello a cui sto giocando, le serie che sto seguendo, i film o quant’altro.

L’invito a dare una mano per far crescere questo spazio rimane sempre valido! Quindi seguitemi, mettete il vostro “mi piace” e rebloggatemi: in cambio riceverete la mia profonda e sincera gratitudine! Dal mio canto, per farmi ripagare della vostra fiducia, metterò in palio ogni tanto dei titoli gratuiti per i miei followers, siano essi libri, videogiochi o quant’altro. Ad esempio, fino a domani sera chiunque volesse condividere un mio articolo potrebbe ricevere una copia per PC del videogioco Overwatch, ultra-premiato capolavoro della Blizzard!

Detto questo, siamo entrati ufficialmente nell’autunno e per prepararvi al meglio ad affrontare il ritorno del freddo non posso fare a meno di consigliarvi questa antologia di Ray Bradbury il cui nome non poteva essere più appropriato: Paese d’Ottobre.

Quello di Ray Bradbury è un nome a cui sono particolarmente affezionato per ragioni totalmente avulse alla letteratura.

Dal titolo di una sua raccolta di racconti del 1981, I Sing the Body Electric!, (a sua volta citazione di una poesia omonima di Walt Whitman), viene tratta l’ispirazione per dare il nome a una corrente musicale nota come EBM, (Electronic Body Music), genere da me favorito e del quale sono un infaticabile collezionista di dischi.

Ciò nonostante, di Bradbury ho letto comunque poco e me ne pento. La mia conoscenza dell’autore è quasi esclusivamente limitata all’ormai  best-seller Cronache Marziane, che ho sempre giudicato più che godibile, ma non eccelso come ci si aspetterebbe dalla sua fama.

La notorietà delle Cronache Marziane è anche quella che ha diffuso l’idea che Bradbury fosse un ottimo “autore di fantascienza”. Al contrario, il libro che sono qui a recensire dimostra chiaramente come questo scrittore riesca a dare il meglio di se proprio quando affronta generi più “terrestri”.

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Paese d’Ottobre, Ray Bradbury, Fantacollana Nord.

Paese d’Ottobre è una serie di novelle dal sapore dark, che Bradbury scrisse proprio mentre dava alla luce le Cronache marziane tra il 1940 e il ’50. Sono racconti ambientati nei luoghi della sua infanzia, le piccole cittadine dell’immutabile Midwest agricolo. Ognuno di essi porta con se il sapore dell’autunno, la luce del sole che declina facendo sfumare gli oggetti quotidiani tra le ombre ed in quel momento, dietro le apparenze più comuni, ci è dato di vedere il fatto straordinario che spalanca la possibilità di realtà misteriose e di mondi diversi.

C’è tanta America in Paese d’Ottobre: quell’America campagnola, con le stazioni di servizio e i circhi itineranti, le locande e la chiesa la domenica, le vacanze al lago. C’è lo scorrere dolce e lento della vita sempre uguale, dove ogni cambiamento può trasformarsi in una paura. C’è la vita di provincia, l’infanzia, la solitudine, l’amore e la diversità. Bradbury è maledettamente bravo a parlare di di tutti questi aspetti che toccano in qualche modo la quotidianità di tutti.  In Paese d’ottobre i generi si mescolano, creando un risultato unico e sorprendente.

Main street USA of old ladies heading to church on a Sunday.

La dialettica dell’autore è ricercata e musicale. A volte si avvale di un lessico arcaico, arrivando a toccare spesso l’aforismo, come escamotage per restituire al lettore immagini mentali ancora più evocative. Se dovessi fare un paragone, direi che Bradbury, per somiglianza è affinità nella scrittura, può tranquillamente essere considerato l’Ambrose Bierce del ‘900.

Ovviamente, non tutti i  racconti sono sullo stesso livello, ma l’atmosfera avvolgente e surreale resta intatta in ogni brano.

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La copertina dell’edizione Mondadori.

Purtroppo, la prima edizione italiana, quella della Fantacollana Nord, reca la traduzione ATROCE di tale Renato Prinzhofer, dislessico saggista di cui in rete si trova ben poco.Anche la ristampa avvenuta anni dopo da parte di Mondadori soffre dello stesso male, quindi a chi di voi masticasse l’inglese senza troppa difficoltà consiglio vivamente di procurarsi l’edizione in lingua originale.

E voi cosa ne pensate di questa raccolta? L’avete letta?

Il Butcher intanto le dà un bel 4 su 5!

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4 pensieri riguardo “Paese d’Ottobre, Ray Bradbury

  1. In fondo Bradbury, insieme a Richard Matheson, è stato il principale ispiratore dell’horror “rurale” di Stephen King. A loro volta sembra i due autori citati sembra fossero influenzati da Henry Kuttner, del quale in Italia arrivarono giusto i racconti fantasy, scritti a quattro mani con la moglie, Catherine Moore.

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    1. Assolutamente d’accordo sul fatto che con Matheson condividano gli stessi set-up in quanto ad ambientazioni. Bradbury per quanto mi riguarda non sa proprio cavarsela con i romanzi lunghi, con i quali Matheson invece riesce a cavarsela decisamente meglio. Per quando riguarda Kuttner, penso che chiunque scriva fantascienza debba in qualche modo qualcosa a lui, anche solo per il fatto che “Il pozzo dei Mondi” ha una trama praticamente identica ad almeno un’altra decina di romanzi scritti da autori successivi 😀

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      1. Fa il conto che però Matheson tendeva a fare romanzi tutto sommato brevi, anche lui preferiva la formula del racconto, mentre oggi impera la formula del romanzo-fiume con una ventina di seguiti anche quelli fluviali.

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  2. Apprezzo molto i racconti di Bradbury. Molto più dei suoi romanzi. Aveva una grande fantasia, non c’è dubbio. A dispetto di una certa, insopportabile vena letteraria…
    Personalmente non lo accosterei a Bierce: avevano uno stile molto diverso e ritengo che Bierce avrebbe “sfottuto” il modo in cui Bradbury tendeva a scadere nella retorica (soprattutto in certi romanzi).

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