In questi giorni non ho potuto fare a meno di imbattermi nelle varie polemiche legate alle copertine della nuova edizione di Harry Potter della scrittrice J. K. Rowling, edito in Italia da Salani Editore ed affidate per l’occasione all’architetto Michele De Lucchi.

Personalmente, essendo nella vita un designer ed un appassionato di letteratura fantastica, non potevo trattenermi dall’esprimere un parere.

Partiamo dal presupposto che, quando si attinge a piene mani nel mondo dell’illustrazione fantastica, è facile cadere nell’errore di giudicare un’opera dal punto di vista del solo gusto personale, piuttosto che guardare all’intero contesto progettuale e comunicativo di quest’ultima.

La scelta di Salani di prender le distanze da una impronta bambinesca per percorrere vie più oniriche in cui l’eredità metafisica di Giorgio de Chirico è chiaramente riconoscibile, è audace e ovviamente non potevano mancare i dissapori. La vera difficoltà è quindi capire quanto quest’ultimi abbiano un valore reale e quanto invece siano generati da un mero sentimentalismo.

Personalmente, non mi reputo un fan della saga di Harry Potter. Ritengo che il suo principale successo si riconosca nell’aver delineato universalmente un genere che oggi viene comunemente identificato come young adult fantasy, ovvero tutta quella narrativa fatta di protagonisti adolescenti, in cui gli adulti non rivestono mai ruoli da protagonista.

A questo genere possiamo oggi ricondurre con chiarezza tutto un filone di letteratura ben definito e di discutibile successo (Twilight, Shadowhunters, oppure le italiche Winx), ma che di certo esisteva ben prima dell’avvento del maghetto della Rowling.

Prima di Harry Potter la narrativa dedicata al periodo di formazione adolescenziale dell’eroe fungeva unicamente da preambolo cartaceo a trame di maggior spessore, nelle quali con il raggiungimento dell’età adulta il personaggio raggiungeva consapevolezza, equilibrio e capacità per andare ad influenzare gli esiti della narrazione.

In molti casi, l’infanzia di un personaggio veniva approfondita solo nei secondi cicli di storie, il cui scopo era quello di sfruttare l’onda del successo dei libri precedenti, così detti prequel atti ad approfondire il processo storico di avvenimenti già delineati.

Il successo di Harry Potter può identificarci proprio nel saper sfruttare (magistralmente oserei dire) un procedimento totalmente inverso. Inizialmente pensato per un pubblico infantile, in seguito i romanzi “crescono” insieme al lettore, sia nel linguaggio sia nelle tematiche trattate.

Tornando alle nuove copertine della saga realizzate sotto la direzione del De Lucchi, c’è una fastidiosa tendenza collettiva da parte sopra tutto di operatori di settore, a screditare la reinterpretazione di elementi facenti parte a pieno titolo dell’immaginario pop, fatto in gran parte causato dall’incapacità di accettare che una visione sentimentale possa modificarsi a seconda della tendenza, proprio perché recepita allo stesso modo di una irruzione nella nostra proprietà privata di memorie e ricordi.

D’altronde nemmeno la prima copertina dell’edizione italiana de La pietra filosofale rasentava la perfezione, non avendo ricevuto l’illustratrice nessuna informazione riguardante il contenuto del libro. Il risultato che ne venne fuori fu una copertina che rappresentava un Harry Potter privo dei caratteristici occhiali e circondato da fantomatici topi (???), sulla quale la stessa scrittrice anglosassone non mancò di esprimere un certo sarcasmo.

La prima copertina italiana di Harry Potter e la pietra filosofale.

Attenzione: nessun autore di copertine legge il contenuto del libro sul quale lavorerà, e chi dice il contrario mente.

Sono procedure che si riscontrano in qualsiasi ambito, non solo nella letteratura. Se vogliamo rimanere sul sentimentalismo spinto, pensiamo a tutte le sigle dei cartoni animati della nostra infanzia. I Cavalieri del Re, gruppo autore di una enormità di testi e musiche per gli anime degli anni 70/80 importati in Italia, non avevano spesso alcuna idea del contenuto dei cartoni sui quali stavano componendo l’apertura, se non qualche vaga indicazione fornita dai dirigenti di rete. Ciò nonostante, nessuno oserebbe mettere in discussione la bellezza e il valore delle sigle di Lady Oscar, L’uomo tigre, Yattaman e via dicendo.

Allo stesso modo, il sentimentalismo legato ai migliori anni della nostra vita sembra non produrre gli stessi effetti a catena quando si vanno a reinterpretare i grandi classici e massimi rappresentanti della nostra cultura. Un giro su google utilizzando La Divina Commedia come parola chiave restituirà risultati a dir poco esilaranti. Si spazia da copertine in cui Dante viene rappresentato come un sosia del caro Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio (meglio conosciuto come Totò), a quelle con Dante e Virgilio in chiave Marvel.

Io stesso alle scuole medie possedevo un’edizione nella quale il Sommo Poeta in copertina assomigliava pericolosamente al personaggio di Elfo in Disincanto.

Di quel color che per lo sole avverso nube dipigne da sera e da mane, vid’ îo allora tutto ‘l ciel cosperso.

Forse l’unico vero difetto di queste copertine di Salani per la nuova edizione di Harry Potter sta nella gestione dei caratteri, in questo caso affidata allo studio svizzero Dinamo. La transizione del carattere nelle copertine da un font bastoni (sans serif) nei primi titoli a un graziato (serif) negli ultimi, scelta che dovrebbe rappresentare secondo i designer l’evoluzione verso l’età matura dei protagonisti man mano che la trama prosegue, l’ho trovata totalmente trascurabile.

In sostanza quindi è evidente come, da un punto di vista squisitamente visivo, la valenza di una copertina di un romanzo cambi a seconda di quanto ci si attacchi con le unghie al proprio immaginario. Nel momento in cui ci rendiamo aperti all’imprevisto allora possiamo essere in grado di lasciarci sedurre da esso. A quel punto, le copertine di De Lucchi riescono a stupire e ritrovano il loro valore.

E mi piacciono? Sì.
Mi piacciono davvero tanto, alla faccia vostra.