Non è facile essere un Re. Figuriamoci un padre.

Insomma, se ci fosse un esercito in marcia verso il regno e il vostro vicino disponesse di una armata di mille uomini, esitereste a scambiare queste armate con vostra figlia? Anche se lei ha solo 14 anni e vivete in un’epoca fantasy medioevale in cui i diritti umani sono ancora un concetto sconosciuto? Per non parlare di tutti quei popolani, che ogni giorno si mettono in fila composti davanti al vostro trono, ognuno con le sue richieste specifiche, ognuno chiedendo di poter accedere alle risorse di cui disponete, che tra l’altro scarseggiano e non basteranno mai per le nuove fortificazioni di cui avete disperatamente bisogno.

Ma cos’è Yes, Your Grace esattamente? Un simulatore, uno strategico, uno story-driven? O semplicemente un bagaglio enorme di responsabilità alla fine del quale l’unico desiderio sarà quello di far fuggire il più possibilmente lontano il povero Ned Stark? Che poi in questo gioco si chiama Re Eryk, ma da quando Games of Thrones è stato trasmesso la prima volta ovunque ci sia un Re di mezza età con mogli, figli e un minimo di senso di responsabilità, nella tua testa ha assunto le fattezze e il volto da beone di Sean Bean. Vai a capire perché.

Yes, Your Grace è il primo gioco del team Inglese indipendente Brave At Night; è un titolo in pixel art, che ci mette nei panni di un Re nel suo quotidiano esercizio del potere. Seduti sul nostro trono riceveremo visite gradite e sgradite, mentre decideremo le sorti del nostro destino e di quello del regno; ma l’intero castello è “visitabile” e ogni stanza ha un ruolo diverso. Il bilancio delle nostre scelte si rispecchierà in quattro statistiche da tenere sotto controllo (denaro, cibo, soldati, popolo), e dovremo far fronte a problemi interni mentre la storia principale avanza inesorabile.

La sala del trono, da questa location deciderete il destino del vostro regno.

Ma il vero elemento portante in Yes, Your Grace è la pressione: quella che ti mette addosso. Ogni settimana avremo a che fare con popolani desiderosi di denaro, cibo o qualsiasi altra cosa necessitino a risolvere i loro problemi, compreso l’invio dei nostri fidati generali (un soldato, una strega e un cacciatore). A volte saranno richieste modeste, come una manciata di oro per costruire una locanda, altre volte saranno piuttosto dispendiose, come il dover affrontare un disastro naturale o una epidemia. Quindi, a meno che voi non siate un grande statista (risate in sottofondo) qualcuno rimarrà sempre a bocca asciutta. A volte, negare il vostro aiuto potrebbe rivelarsi disastroso.

La camera da letto. Qui vostra moglie saprà consigliarvi, tra una richiesta di mettere al mondo un erede e l’altra.

E poi c’è la famiglia. Tre figlie e una moglie con le loro esigenze, che vorrebbero vivere una vita apparentemente normale in un mondo in cui di normale c’è ben poco, e va a finire che a quella manciata di pixel ti ci affezioni, anche solo per una notte intera (il gioco dura mediamente 6 – 7 ore). Forse sarà per il fatto che in un epoca lontana quelle scelte difficili qualcuno è stato costretto a farle veramente, o perché il gioco effettua i salvataggi solo quando lo decide lui, senza possibilità di tornare sui propri passi, fatto sta che l’asticella del fattore emotivo si alza a valori esponenziali. E il fattore telapijinderculo anche, aggiungerei.

C’è del cuore in Yes, Your Grace e magari la sua cortezza farà storcere il naso a qualche giocatore, ma sarà perfetta per chi invece è in cerca di emozioni o per chi (tornando al caro Ned) ancora grida vendetta per il finale di Game of Thrones.