Volevo buttar giù una recensione pasquale, ma a causa di “comprovate esigenze lavorative” (cit.) non sono riuscito a dedicargli il giusto tempo fino ad oggi. L’idea iniziale era quella di tirar fuori dal cilindro qualcosa che unisse fantastico e cristianesimo. Scelta non facile, visto che i due temi non è che vadano proprio d’amore e d’accordo. Alla fine quindi, la mia preferenza è ricaduta su I.N.R.I. di Michael Moorcock, romanzo in cui il titolo già dice tutto.

A rendere la recensione più impegnativa, bisogna considerare il fatto che forse questa è una delle opere più complesse partorite dalla penna del creatore di Elric, pur essendo un romanzo riconducibile giocoforza al Ciclo dei Campioni Eterni, ovvero il tema portante di gran parte della produzione letteraria Moorcockiana, fatto di protagonisti che incarnano la figura di “uomini il cui destino è già scritto”, eroi/antieroi dei rispettivi miti.

Una complessità dettata anche dal tempo, dal modo in cui è invecchiato il romanzo e da come l’approccio ad esso sia mutato a distanza di anni dalla sua pubblicazione. I.N.R.I. è uno di quei testi che appena qualche centinaio di anni fa sarebbe finito su un rogo senza possibilità di appello. Sollevò roventi polemiche nel 1966, data in cui una prima versione del testo venne pubblicata con il titolo Behold the man, vincendo il Premio Nebula. Ad oggi, nel 2021, è una lettura quasi totalmente innocua, che offre qualche spunto filosofico di troppo, ma comunque non in contrasto con la fruizione della storia.

I.N.R.I. è la storia di Karl Glogauer, che viaggia in una macchina del tempo per arrivare in Palestina nel 28 D.C. alla ricerca di Gesù. La macchina si sfascia in un arrivo alquanto violento e Karl viene soccorso da un gruppo di Esseni. Riesce quindi a trovare Giovanni il Battista, che è un loro leader, ma sembra che nessuno conosca Gesù. Karl si mette alla ricerca di Gesù ma quando lo trova si rende conto che è esattamente il contrario della persona che si aspettava. Molta gente, tuttavia, ha cominciato a scambiare Karl per Gesù e perciò non gli resta che organizzare la propria predicazione e la propria morte.

Avanti e indietro nel tempo. Il racconto delle sue avventure nel passato si alterna con il racconto della sua vita precedente. Vediamo quindi la difficile situazione familiare di Karl, come gliene succedano di tutti i colori negli anni della crescita e la difficoltà nelle relazioni con le sue ragazze.

Le angosce di Karl nel XX secolo si alternano con quelle del nuovo profeta, indietro quasi 2mila anni, che viene convinto a imporre le mani sui malati e in un’occasione guarisce una donna. Ormai parecchi seguono quel visionario e lui comincia a rendersi conto che deve vivere una menzogna per creare la verità. Ormai ha dimenticato di essere Karl: «non era la sua vita che stava vivendo, stava dando vita a un mito»

Nel leggere questo romanzo, sulla stessa scia, è impossibile non fare un paragone con il più recente Lo specchio di Dio di Andreas Eschbach (1997). Anche qui fantascienza, anche qui un viaggio nel tempo verso il Golgota. Ma Lo Specchio di Dio, nonostante parta da un’idea iniziale per me geniale sotto ogni punto di vista (la ricerca di una reliquia introvabile e leggendaria che non è altro che una telecamera lasciata da un viaggiatore temporale con la quale Gesù si è fatto un selfie), lo svolgimento del romanzo è una sorta di Indiana Jones che incontra Michael Bay, con una quantità di inseguimenti, sparatorie ed esplosioni tale da farti abbandonare la lettura in preda a conati VinDieseliani.

Al contrario, I.N.R.I. è un romanzo in cui la fantascienza è solo un pretesto. La macchina del tempo stessa e il suo funzionamento, non ci vengono descritti. Esiste e c’è. Più di tutto però è la storia di un uomo, Karl, che ha problemi a fare qualsiasi cosa con la sua vita e per questo motivo la possibilità di partecipare ad un esperimento sui viaggi nel tempo è una sorta di rinascita (e che rinascita).

Per quanto riguarda la conclusione, sarà perché molte delle storie incentrate sulla religione hanno un finale inaspettato, da I.N.R.I. mi sarei aspettato un colpo di scena che ribaltasse le premesse, cosa invece che non succede: la storia va esattamente nella direzione già scritta e il mito nasce. Karl viene crocifisso e solo all’ultimo istante prova ad accennare un criptico “It’s a lie!”, ma per lui è troppo tardi.

Ultima nota personale, La copertina dell’edizione Urania in CGI con Gesù tutto cromato, sembra presa dal cofano dell’auto di uno spacciatore colombiano ed è veramente agghiacciante.

E voi, lo conoscevate? L’avete letto? Fatemi sapere cosa ne pensate, come sempre, nei commenti!