La trilogia di Elminster, Ed Greenwood

Vi avevo lasciato nell’ultimo post raccontandovi di come a un certo punto della mia vita (gran parte di essa passata a nerdare davanti ad un PC) mi ritrovai ad amministrare uno shard ambientato nel mondo di Baldur’s Gate. La possibilità di crearsi un proprio universo virtuale sul quale ospitare amici e sconosciuti intenzionati a giocare di ruolo reciprocamente, rappresentava infatti il punto di forza del gioco Neverwinter Nights della BioWare.

Purtroppo, se da una parte era altamente gratificante interpretare i panni del Dungeon Master dando vita ad avventure straordinarie per i propri giocatori, bisognava pur sempre fare i conti con chi, reputandosi un esperto conoscitore dell’ambientazione, non perdeva occasione per puntare il dito contro e far notare tutte le mie disattenzioni e mancanze. sul tema. Ripensandoci oggi avrei potuto semplicemente fregarmene e continuare sulla mia strada, ma il dramma di essere una persona orgogliosa mi spinse a reagire facendo l’esatto contrario.

Era giunto il momento per me di imparare tutto il possibile dell’universo in cui si svolgono le vicende di Baldur’s Gate, ovvero l’ambientazione Forgotten Realms. Mission impossible? Abbastanza… e ora vi spiegherò il motivo.

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