La trilogia di Elminster, Ed Greenwood

Vi avevo lasciato nell’ultimo post raccontandovi di come a un certo punto della mia vita (gran parte di essa passata a nerdare davanti ad un PC) mi ritrovai ad amministrare uno shard ambientato nel mondo di Baldur’s Gate. La possibilità di crearsi un proprio universo virtuale sul quale ospitare amici e sconosciuti intenzionati a giocare di ruolo reciprocamente, rappresentava infatti il punto di forza del gioco Neverwinter Nights della BioWare.

Purtroppo, se da una parte era altamente gratificante interpretare i panni del Dungeon Master dando vita ad avventure straordinarie per i propri giocatori, bisognava pur sempre fare i conti con chi, reputandosi un esperto conoscitore dell’ambientazione, non perdeva occasione per puntare il dito contro e far notare tutte le mie disattenzioni e mancanze. sul tema. Ripensandoci oggi avrei potuto semplicemente fregarmene e continuare sulla mia strada, ma il dramma di essere una persona orgogliosa mi spinse a reagire facendo l’esatto contrario.

Era giunto il momento per me di imparare tutto il possibile dell’universo in cui si svolgono le vicende di Baldur’s Gate, ovvero l’ambientazione Forgotten Realms. Mission impossible? Abbastanza… e ora vi spiegherò il motivo.

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Come imparai ad amare Baldur’s Gate (parte 2)

Eccomi di ritorno dalle (poche) ferie per fare due chiacchiere su questo neonato blog. Sono passati soltanto 15 giorni dal mio ultimo articolo e nel frattempo sono invecchiato di un anno, ho mangiato per la prima volta una paella (e non mi è piaciuta) e il mio gatto, alla veneranda età di 18 anni, ha deciso che era arrivato il momento di separarci.

Nel frattempo la pausa estiva mi ha permesso di rilassarmi e raccogliere le idee su quello che voglio rappresenti questo spazio, per me stesso e per chi deciderà di dedicare un po’ del suo tempo alla lettura di queste pagine virtuali.  Ho capito che la scintilla primaria che ha portato alla nascita di Fantasy al Kilo non proveniva dal mio personalissimo vezzo di poter dire “ho un blog”, ma sopratutto dall’insoddisfazione generata dall’essere un consumatore abituale di un determinato genere narrativo, tanto da potermi considerare un quasi esperto, ma privo di una cerchia con cui poter condividere questa passione nella vita reale (a meno che non mi metta in ufficio ad elogiare Conan davanti ai miei colleghi, cosa che probabilmente mi porterebbe al licenziamento nella migliore delle ipotesi).

Detto ciò inanzi tutto voglio presentarmi. Sono Gianluca e oggi per la seconda volta vi parlerò di come sono diventato, negli anni, un profondo cultore dei gdr per PC, un percorso che nasce agli albori della diffusione del web nelle nostre case e continua perpetuo fino ad oggi, passando per diversi titoli che hanno definitivamente influenzato la mia passione per il fantasy sia virtuale che cartaceo.

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Come imparai ad amare Baldur’s Gate (parte I)

Il prossimo librò che recensirò, a favore della mia ristretta cerchia di followers, è una avventura fantasy strettamente legata al mondo di Dungeons & Dragons, più precisamente all’ambientazione Forgotten Realms, della quale, con il passare degli anni, posso ritenermi un discreto esperto conoscitore, sopratutto grazie alla mia esperienza di videogiocatore.

Prima di tornare a parlare di libri però, ritengo necessario, per tutti i lettori di questo mio neonato spazio personale, raccontare le origini di questa mia passione per i giochi di ruolo su monitor partendo dal principio.

Aprirò quindi questa riflessione personale chiarendo subito che, per quanto mi riguarda, è indubbio che il mondo dei giochi di ruolo abbia raggiunto il suo grado massimo di espressione grazie alla diffusione di internet.

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