L’erede di Hastur, Marion Zimmer Bradley

Sono passati circa 22 anni da quando, abbandonato un periodo di otto anni di scuola  privata rigorosamente cattolica, convincevo i miei genitori ad iscrivermi ad una ben meno privilegiata scuola pubblica.

Avendo passato l’intera preadolescenza a contatto con la dura disciplina impartita in una scuola cattolica di Roma Nord, dentro tra le cui mura gli ideali tipici di una certa destra italiana erano ancora fortemente sentiti, venire catapultato nella fin troppo liberale routine di un liceo artistico statale del centro storico determinò per il sottoscritto una sorta di rinascita sia intellettuale che spirituale.

I miei genitori non erano certo entusiasti della mia scelta, ma dal mio canto potevo farmi forza dimostrando una evidente tendenza all’arte e alla creatività, tendenza che oggi mi ha portato a vantare il titolo di art director nell’azienda per la quale lavoro (termine fin troppo radical chic e che personalmente non sopporto, quindi se doveste chiedermi che lavoro faccio vi risponderò semplicemente che sono un banale grafico con più esperienza degli altri).

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